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Sarcomi dei tessuti molli

Il mio comportamento

Diagnosi dei sarcomi dei tessuti molli

- non esiste un programma di screening
- il medico di famiglia dovrebbe indirizzare allo specialista i pazienti portatori di neoformazioni con volume superiore ai 4 centimetri
- ecografia con eco color doppler.
- RMN con mezzo di contrasto
- biopsia escissionale - esame istlogico in corso di intervento.
- definizione istologica morfologica - studio recettoriale di IGFR - EGFR - VEGFR - PDGFR – CgA – CD117

Terapia dei sarcomi dei tessuti molli


- chirurgica che rappresenta l’unico trattamento efficace quando consente la radicalizzazione.
- medica con blocco recettoriale multikinasico in algoritmo, sulla scorta dello studio molecolare, associato o meno a chemioterapiaco assunto con tecnica metronomica, a seguire molecole farmacologico ad impatto recettoriale nucleare come ATRA e sulle proteine istoniche come il fenilbutirrato di sodio.

Cosa sono i Sarcomi dei tessuti molli

I sarcomi dei tessuti molli (STM) colpiscono il tessuto connettivo in genere ed in particolare i muscoli, il tessuto adiposo, i tendini ed i tessuti sinoviali.
Negli Stati Uniti i nuovi casi diagnosticati in un anno cono circa 9000. In Europa, secondo stime per altro in parte attendibili con l’ingresso di nuove Nazioni, si attesta in circa 6000 nuovi casi all’anno.
In Italia si stima che i nuovi casi diagnosticati ogni anno siano circa 1500.
Sono tumori rari se considerati singolarmente in base alla tipizzazione istologica che vede più di cinquanta caratterizzazioni in relazione all’età l’incidenza vede un primo picco in età pediatrica ed un successivo costante aumento dell’incidenza a partire dai 20 anni di età per arrivare ad un picco massimale dopo i 60 anni.
Nei bambini l’istologia più frequente è il rabdomiosarcoma, nell’adulto prevalgono le forme fusocellulari.
La mortalità per questa patologia, malgrado siano migliorate le tecniche chirurgiche, rimane elevata con una sopravvivenza a cinque anni del 50% dei pazienti colpiti.
Importante, ai fini della sopravvivenza, è la sede anatomica in quanto la prognosi e assai diversa se la malattia ha colpito un arto oppure il retroperitoneo.

 

Fattori di rischio dei sarcomi dei tessuti molli

Pochi istotipi riconoscono una causa identificabile.

Radiazioni: è evidente il rapporto causa-effetto per la comparsa di un sarcoma secondario in pazienti che hanno praticato radioterapia per un linfoma, un cancro della portio uterina, un cancro della mammella ed un cancro del retto.
Infezioni virali
: si è visto un nesso causale tra infezione da EBV ed il leiomiosarcoma specie in soggetti immunodepressi
Rischio lavorativo
: si è dimostrato un nesso causale tra i pesticidi ed i sarcomi del muscolo, il cloruro di vinile e gli angiosarcomi epatici ed il bisfenolo A ed il leiomiosarcoma.
Malattie genetiche: nella neurofibromatosi di tipi 1 vi è un rischio aumentato di sarcoma delle guaine Nervose.

Diagnosi dei sarcomi dei tessuti molli


Tardiva il più delle volte per sottostima delle neoformazioni. Di particolare rilevanza è l’attività del medico di famiglia che dovrebbe indirizzare con sollecitudine ad esami diagnostici pazienti portatori di neoformazioni dei tessuti molli con volume superiore ai 4 centimetri e pazienti portatori di masse di qualunque dimensione se profonde.
Per le particolari caratteristiche di questa patologia non esiste l’opportunità di un programma di screening.
La diagnosi di sarcoma dei tessuti molli (STM) deve sempre essere radiologica ed istologica, quest’ultima procedura per altro deve essere indipendente dal sospetto posto dalla diagnostica per immagini.
La diagnostica per immagini è molto importante sia per la valutazione nelle fasi d’esordio della malattia sia nella stadiazione.


Gli esami consigliati per i sarcomi dei tessuti molli sono:

  • ecografia: questo esame consente di misurare le dimensioni della lesione e le caratteristiche della forma e dei margini, i rapporti con le strutture anatomiche circostanti, la vascolarizzazione tramite l’eco power color doppler. Maggior attendibilità di questi dati può essere offerta dall’ecografia con mezzo di contrasto e praticata con ecografi di ultima generazione.
  • Tc: oltre a migliorare la valutazione dei dati emersi dall’ecografia consente una miglior definizione della massa rispetto all’edema peritumorale favorendo il chirurgo durante l’atto operatorio. Esclude il coinvolgimento osseo della patologia. Deve comprendere questo esame la valutazione del parenchima polmonare spesso sede di lesioni secondarie a distanza. Può essere aggiunta anche una valutazione dei parenchimi addominali anche se l’evento di localizzazione secondarie a questo livello è più rara.
  • RMN: questo esame è oggi considerato il più attendibile per tutta una serie di dati ulteriori utili alla successiva procedura chirurgica. Evidenzia meglio localizzazioni satelliti della patologia, definisce meglio il tessuto reattivo da quello cicatriziale, evidenzia il compartimento coinvolto dalla massa ed i rapporti con le strutture vasculo-nervose e migliora la definizione della vascolarizzazione. Anche in questo caso la metodica può essere utilizzata per valutare eventuali localizzazioni a distanza.

La diagnosi principale rimane quella istologica. L’esame può essere praticato con agoaspirato, con ago tranciante, con biopsia incisionale, con biopsia escissionale e con esame estemporaneo al congelatore in corso di intervento.
La prima metodica è di scarso utilizzo per le modeste informazioni fornite, può essere utile nella valutazione di una sospetta recidiva. La biopsia con ago tranciante è quella che fornisce maggiori informazioni. Possiede quest’ultima però dei limiti dovuti dalla potenziale possibilità di disseminazione locale della malattia e dalla possibilità di prelevare tessuto necrotico inutile alla diagnosi. La biopsia incisionale va applicata quando la
precedente metodica non ha fornito dati sufficienti. La biopsia escissionale viene applicata sulla scorta del dato per immagini in assenza di preventiva diagnosi istologica. Questa procedura è meglio integrata da un esame istologico estemporaneo al congelatore in corso di intervento. Queste ultime metodiche non vengono ritenute raccomandabili dalle linee giuda. In questo senso il mio parere personale è diverso in quando ritengo, confortato dai più recenti convincimenti sulla biologia molecolare dei tumori, che provocare un trauma su un tessuto neoplastico attivi, come in un tessuto normale, un conseguente processo di riparazione tessutale inducendo meccanismi tipici della progressione tumorale sia locale che a distanza.

Istologia: come già detto si riconoscono innumerevoli istotipi a tal punto che si raccomanda una valutazione anatomopatologica effettuata da un professionista esperto. Per comprendere meglio questa problematica si riportano i vari tipi istologici:
- a differenziazione fibroistiocitaria (plessiforme – a cellule giganti – pleomorfo)
- a differenziazione fibroblastica-miofibroblastica (fibromatosi dermoide – dermatofibrosarcoma protuberans – fibroblastoma a cellule giganti – fibroxantoma atipico – miofibroblastico infiammatorio e di basso grado – fibrosarcoma infantile – mixofibrosarcoma – epitelioide sclerosante ed altri)
- a differenziazione muscolare striata (rabdomiosarcoma embrionale, alveolare, pleomorfo)
- a differenziazione muscolare liscia (leiomiosarcoma)
- a differenziazione adipocitaria (adipocitico – sclerosante – infiammatorio a cellule fusate)
- a differenziazione vascolare (emangioendotelioma kaposiforme e retiforme – angioendotelioma intralinfatico, composito, epitelioide – sarcoma di Kaposi – angiosarcoma cutaneo e dei tessuti molli)
- a differenziazione condro-ossea (osteosarcoma extrascheletrico)
- a differenziazione neuroectodermica (sarcoma di Ewing-PNET – delle guaine nervose periferiche,
periferiche eterologhe, epitelioide, melanotico)
- a differenziazione incerta (ialinizzante angiectasico delle parti molli – istiocitoma fibroso angiomatoide –
fibromixoide ossificante – mioepitelioma – sarcoma sinoviale, epitelioide, a cellule chiare, alveolare delle parti molli – condrosarcoma mixoide extrascheletrico, mesenchimale – mesenchimoma maligno – desmoblastico a cellule rotonde – rabdoide extrarenale – intimale - pecoma)
Tutte queste forme descritte dimostrano la complessità del problema anche se poi la ricaduta terapeutica si restringe a poche varianti. Personalmente ritengo che lo studio immunoistochimico recettoriale, il gene profile, la mutazione di PTEN ed altro potrebbero snellire la diagnostica istologica dando per altro un indirizzo terapeutico mirato su caratteristiche non solo morfologiche.

Stadiazione dei sarcomi dei tessuti molli

La classificazione in stadi permette una valutazione prognostica ma nel caso degli STM, per l’eterogeneità degli istotipi, vale di più la definizione della caratteristiche biologiche della malattia, il volume della malattia, la sua profondità ed i rapporti con le strutture anatomiche vicine. La metastatizzazione a distanza è certamente un dato prognostico fondamentale.

Terapia
La chirurgia rappresenta l’unico trattamento efficace quando la malattia è localizzata, può essere integrata con chemioterapia e radioterapia. La chirurgia si avvale d’interventi radicali con amputazioni di arti che rappresentano una grave invalidità non sempre accettata dal paziente, a questa si sostituisce l’intervento ampio con il quale si intende la resezione di tutto il comparto anatomico in cui è situata la malattia. Questo ultimo tipo
d’intervento lo si ritiene tale se vi è almeno un centimetro di tessuto sano in corrispondenza dei limiti della malattia fatte salve le strutture non sacrificabili, almeno un millimetro di tessuto sano quali il periostio, il perinevrio, l’avventizia dei vasi e la fascia muscolare. Pur non essendo sostituibile la chirurgia con la radioterapia bisogna consolidare il risultato chirurgico con una radioterapia locale. La presenza di malattia nei
margini chirurgici presuppone la necessità di una radicalizzazione con un successivo intervento chirurgico. La radioterapia la cui finalità è il controllo locale della malattia può essere pre e post operatoria ma non può in ogni caso rimediare ad un trattamento chirurgico inadeguato. La radioterapia, al di là di casi particolari, deve essere riservata alle forme più aggressive. La chemioterapia si avvale di pochi farmaci e per altro poco attivi. I farmaci ritenuti attivi sono le antracicline (adriamicina – epirubicina), l’ifosfamide e la dacarbazina.
L’applicazione della chemioterapia post-intervento è oggetto di controversia in quanto i lavori non hanno dimostrato un risultato statisticamente significativo in termini di sopravvivenza. Come per la radioterapia la chemioterapia non può sostituirsi ad un intervento chirurgico adeguato. La chemioterapia che viene praticata prima dell’intervento chirurgico (neoadiuvante) ha dimostrato scarsa efficacia malgrado venga praticata,
soprattutto nella malattia più aggressiva. Negli ultimi anni ha preso campo la chemioterapia loco-regionale ipertermica che consiste nella perfusione dell’arto con TNF (tumor necrosis factor) o chemioterapici e si prefigge come scopo la sola riduzione della massa per un intervento meno demolitivi. Nella malattia metastatica, essendo il polmone l’organo maggiormente colpito, si avvale della chirurgia di debulkin laddove possibile se non è possibile si applica trattamento chemioterapico la cui risposta però risulta modesta. Trattamenti con le alte dosi con supporto di cellule staminali non ha offerto vantaggi. Recentemente è stata aggiunta ai chemioterapici standard la trabectidina, una sostanza estratta da un piccolo animale marino chiamato ascidia che vive nei fondali. La trabectidina, (ET-743) questo il nome del farmaco, è già da tempo allo studio per il carcinoma dell’ovaio e ha ottenuto il parere positivo dell’EMEA, per la cura per i sarcomi dei tessuti molli in fase avanzata.
Uno studio pubblicato su Lancet Oncology ha sostenuto l’efficacia di questa molecola contro il liposarcoma mixoide, una patologia che in Italia registra circa 250 nuovi casi ogni anno. Il meccanismo d’azione sembra ricondursi ad una azione di blocco recettoriale.

I sarcomi del retroperitoneo che rappresentano lo 0.2% di tutti i tumori ed il 15% degli STM sono caratterizzati da diagnosi tardiva. Il liposarcoma ed il leiomiosarcoma sono le forme di più frequente riscontro. L’intervento chirurgico, per la posizione anatomica risulta sempre non radicale e la rimozione di tutti gli organi vicina, laddove possibile, è una opzione discutibile. La percentuale di ricaduta è pari all’80%. La radioterapia e la chemioterapia, che sono analoghe a quelle praticate per le lesioni agli arti, hanno un impatto terapeutico marginale.
Ritengo di poter affermare, visto il buon risultato ottenuto con l’uso della trabectidina, che in queste patologie, previo studio del set ecettoriale, si possano utilizzare i nuovi farmaci a blocco tirosinochinasico ed ad azione su meccanismi dell’epigenoma.

 
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