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Le cellule staminali cancerose

La funzione svolta dalle cellule staminali dal concepimento sino alla nascita è nota da tempo. Ricerca sul cancro - cellule staminali
Si riteneva invece che il ricambio cellulare nei vari tessuti dopo la nascita fosse garantito dalle cellule differenziate del tessuto stesso. Alla fine degli anni 90, benché vi fossero già stati in passato dei timidi accenni, si è compreso che le cellule staminali svolgono la loro attività anche dopo la nascita e per tutta la vita di un essere umano.
Si sono individuate nei vari tessuti le cellule staminali organo specifiche tramite le quali avviene il normale ricambio cellulare. La cellula staminale si replica in modo particolare dando origine ad una cellula uguale a se stessa, detta cellula madre e con infinite possibilità replicative, consentendo quello che viene definito autorinnovamento, ed una cellula figlia, con limitate possibilità replicative, dalla quale, per complesse modifiche molecolari, si configurano varie tipologie cellulari riunite sotto il nome di cellule T.A.C.(Transit Ampliyfing Cells) da cui genera, al termine dei processi differenziativi, la cellula che struttura il tessuto definitivo.
La “malattia” che colpisce un determinato tessuto quindi non può che essere ricondotta ad un “danno” indotto sulla cellula staminale che lo ricambia.
Questo nuovo modo di concepire la “malattia” genera una rivoluzione epocale ma questo è quello che è emerge dagli studi, sempre più numerosi, sull’argomento.
La “malattia cancro” quindi non può sottrarsi a questa regola biologica.
Dagli studi praticati sui tessuti cancerosi attraverso adeguate tecnologie, sono stati individuati tre comparti cellulari:

  • un comparto di cellule differenziate cancerose, può rappresentare dal 20% all’80% del tessuto
  • un comparto di cellule T.A.C.cancerose, può rappresentare dal 20% all’80% del tessuto
  • un comparto staminale canceroso, può rappresentare dall’1%al 3% del tessuto.


Ulteriori studi oltre a confermare questo modello biologico hanno stabilito che:

  • solo le cellule staminali cancerose sono in grado di indurre e mantenere il cancro
  • le diverse configurazioni molecolari delle cellule T.A.C. giustificano l’eterogeneità biologica del tessuto
  • solo le cellule differenziate cancerose sono chemio-radio sensibili con, ma non sempre, una quota di cellule T.A.C.
  • le cellule staminali cancerose sono chemio-radio resistenti.


Da questo emerge che per vincere la “malattia cancro” si deve agire sulle staminali cancerose le quali per effetto del “danno” subito assumono caratteristiche di dominanza biologica.
La chemioterapia e la radioterapia quindi possono svolgere solo un’azione cito-riduttiva della massa tumorale, azione più o meno evidente in funzione della quota percentuale di cellule differenziate cancerose e cellule T.A.C. cancerose chemio-radiosensibili che compongono un determinato tessuto.
Questo effetto è clinicamente riscontrato ad esempio nel cancro ovarico, il quale, possedendo una quota cellulare differenziata cancerosa percentualmente alta può essere cito-ridotto dalla chemioterapia sino alla sua scomparsa clinica, mentre nel cancro del pancreas, che possiede una quota di cellule differenziate cancerose modesta, l’effetto cito-riduttivo della chemio-radio terapia risulta marginale.
Per cercare di contrastare la progressione della malattia cancerosa bisogna quindi agire in algoritmo sia sulle cellule T.A.C. cancerose, che esprimono maggiormente i recettori RTK, che sulle cellule staminali cancerose che manifestano una iper-regolazione delle sue strutture recettoriali.

Questo è quello che cerco di ottenere con l’applicazione dei farmaci disponibili. I risultati clinici positivi che ottengo, anche se su un numero limitato di pazienti rispetto alle statistiche di riferimento, danno ulteriormente ragione a questo nuovo modo di concepire la “malattia”.
Alcune prove fatte su malattie come l’artrosi, la colite ulcerosa, il morbo di Crohn e la fibrosi polmonare idiopatica, hanno ulteriormente dimostrato la coerenza clinica rispetto allo studio di laboratorio.

 
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