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Cancro: le nuove frontiere biologiche
La prognosi globale per il cancro è migliorata negli ultimi decenni grazie agli screening che vengono effettuati sulla popolazione i quali consentono una diagnosi precoce e trovano nella chirurgia, per i tumori solidi per lo meno, una strategia a volte risolutiva.
Le cose si complicano quando si rende necessario intervenire con terapie mediche come chemioterapia e radioterapia. Alcuni dati riferiscono positivi risultati nelle terapie adiuvanti, cioè dopo un trattamento chirurgico radicale, ma nella malattia clinicamente evidente - anche dopo terapia chirurgica - eccettuati alcuni casi anedottici, si parla ancora solo di sopravvivenza.
Com’è possibile che le varie strategie e tecnologie utilizzate nella cura del cancro abbiano ancora una percentuale di fallimento così elevata?
Una delle possibili risposte, quella in cui credo di più, è che la biologia del cancro sia diversa da quella attualmente condivisa.
Dagli studi di biologia molecolare è ormai chiaro che “la malattia” deriva da una cellula staminale che ha subito un “danno” e lo ha trasmesso al tessuto. Questo nuovo modo di concepire la “malattia” obbliga ad intraprendere percorsi terapeutici assai differenti dagli attuali.
Il cancro è una malattia, dunque non può sottrarsi a questa regola biologica.
Per provare a vincere il cancro in modo definitivo è dunque necessario conoscere il suo linguaggio biologico ed agire di conseguenza.
Prima sottopongo il tessuto malato a studi molecolari attraverso adeguate tecniche, dopo metto in sinergismo ed algoritmo fra loro molecole farmacologiche mirando alle strutture molecolari patologiche ed imposto una terapia che condiziona la staminale cancerosa e la induce ad una correzione funzionale.
A questo si affianca uno studio endocrino metabolico finalizzato alla correzione di noti disequilibri che la malattia cancerosa induce sull'organismo malato. In casi specifici applico anche test predittivi.
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